Profumare o puzzare, due facce della comunicazione



Acrilico su tela di Flavio Lappo, 2017
Durante la convivenza quotidiana (a casa come al lavoro) spesso ci troviamo a subire passivamente alcuni messaggi che gli altri ci trasmettono più o meno consapevolmente, pensiamo alla puzza che emana chi non si lava, ma anche all’eccessivo profumo o ai tatuaggi, ai piercing esibiti o celati anche sui genitali. Sono casi differenti, ma tutti possono considerarsi messaggi non verbali. Chi puzza, a volte senza rendersene conto, vuole allontanare gli altri o attirare la loro attenzione in modo negativo (vuole apparire come vittima), chi profuma tanto da invadere i locali in cui vive desidera farsi notare e imporre la sua presenza, oppure desidererebbe essere un leader. Al di là dei loro significati simbolici, questi messaggi invadono le nostre vite occupando spazi e condizionando le nostre scelte. Se l’eccessivo profumo del mio vicino di scrivania non fosse di mio gradimento, mi potrebbe provocare nausea o mal di testa e la mia vita al lavoro sarebbe penosa. Ed è qui che deve intervenire il dialogo a partire da quello costituito da gesti. Ogni volta che il “profumatissimo” è presente, possiamo spalancare la finestra: prima o poi lo capirà? Non è detto. La fase due potrebbe essere quella di comprargli un profumo leggero e meno invadente del suo, ma questa è complicata per via dei gusti personali. Non ci resta che dirglielo con molta gentilezza, mettendo in atto il mezzo più efficace che è il dialogo.
Maria Giovanna Farina


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